20  Applicazioni

20.1 Compito 1

20.2 Dalla tecnica alla struttura: rivedere criticamente un intervento esistente

20.2.1 Obiettivo

Analizzare un intervento clinico o educativo già in uso per renderne espliciti i presupposti impliciti sul funzionamento della mente e del sé, e valutare come potrebbe essere rafforzato integrando alcuni elementi “dimenticati” del buddhismo discussi nel corso (decentramento, dereificazione, equanimità, ricezione della compassione).

20.2.2 Consegna

  1. Seleziona un intervento o una pratica che utilizzi abitualmente (o che conosci in modo approfondito). Esempi: mindfulness, self-compassion, training emotivo, psicoeducazione, intervento di gruppo.

  2. Descrivilo sinteticamente (max 1 pagina):

    • obiettivi dichiarati,
    • contesto e setting (clinico/educativo; individuale/gruppo),
    • tecniche principali utilizzate.
  3. Analizzalo criticamente alla luce del corso, rispondendo in modo argomentato a queste domande:

    • Quale modello di sé presuppone implicitamente? (sé da regolare, da rinforzare, da osservare, da proteggere?)
    • Lavora prevalentemente sul versante costruttivo (regolazione, conforto, stabilizzazione) o include anche elementi decostruttivi (dereificazione, decentramento, critica dell’auto-centratura)?
    • In quali condizioni “funziona bene” e dove tende a “funzionare troppo poco”?
    • Come si colloca rispetto ai tre pattern disfunzionali discussi (fusione, dissociazione, eroismo compensatorio)?
  4. Proponi una modifica concreta, anche minimale, ispirata al corso:

    • una micro-pratica,
    • una variazione nel linguaggio,
    • un diverso focus attentivo o relazionale,
    • un’integrazione (es. ricezione della compassione, equanimità, dereificazione delle narrative).

20.2.3 Output atteso

  • 2–4 pagine scritte oppure presentazione schematica (slide/infografica) che mostri chiaramente:

    • intervento originale,
    • limite individuato,
    • proposta di integrazione e sua logica.

20.3 Compito 2

20.4 Progettare una micro-pratica “scomoda” ma clinicamente sostenibile

20.4.1 Obiettivo

Tradurre un elemento strutturalmente “scomodo” del buddhismo (decentramento del sé, equanimità, tonglen, dereificazione) in una micro-pratica breve, responsabile e applicabile, compatibile con il lavoro professionale.

20.4.2 Consegna

  1. Scegli un nucleo concettuale tra i seguenti:

    • non-sé / dereificazione,
    • equanimità (vs empatia selettiva),
    • tonglen come esposizione compassionevole,
    • distinzione tra compassione e angoscia empatica.
  2. Progetta una micro-pratica (2–5 minuti) destinata:

    • a te come operatore oppure
    • a un contesto specifico (pazienti, studenti, colleghi, caregiver).
  3. Descrivila in modo operativo, specificando chiaramente:

    • contesto di utilizzo (quando, con chi, con quali esclusioni),
    • obiettivo clinico o professionale,
    • istruzioni essenziali, in linguaggio non religioso,
    • rischi potenziali e criteri di contenimento,
    • pattern disfunzionale principale che la pratica intende contrastare.

20.4.3 Output atteso

  • Scheda operativa (1–2 pagine) + breve commento teorico che risponda alla domanda:

Perché questa pratica non è solo una tecnica di regolazione, ma interviene anche sulla struttura del sé?

20.5 Compito 3

20.6 Dal “funziona?” al “che cosa trasforma?”: ridefinire i criteri di efficacia

20.6.1 Obiettivo

Spostare il focus valutativo da “questa pratica riduce i sintomi?” a “che tipo di trasformazione produce e quale modello di mente presuppone?”

20.6.2 Consegna

  1. Individua un contesto reale della tua pratica (clinico, educativo, organizzativo).

  2. Elenca i criteri di efficacia che utilizzi abitualmente (es. riduzione dei sintomi, miglioramento dell’umore, maggiore consapevolezza, qualità della relazione).

  3. Integra almeno due nuovi criteri, ispirati al corso, ad esempio:

    • riduzione della reificazione del sé,
    • maggiore tolleranza di ambiguità e impermanenza,
    • capacità di restare presenti senza collasso empatico,
    • diminuzione di ruoli rigidi (“salvatore”, “incapace”, “colpevole”),
    • riduzione dei pattern disfunzionali (fusione, dissociazione, eroismo).
  4. Argomenta:

    • come questi criteri cambierebbero la valutazione dell’intervento,
    • come aiutano a spiegare perché alcune pratiche funzionano solo nel breve periodo.

20.6.3 Output atteso

  • Saggio breve o progetto riflessivo (2–3 pagine) che risponda alla domanda:

Che cosa considererei un vero successo clinico se includessi la prospettiva buddhista discussa nel corso?

20.7 Nota finale per i partecipanti

Questi compiti non richiedono di “applicare il buddhismo”, ma di usarlo come strumento critico e diagnostico per:

  • rendere espliciti i modelli impliciti della pratica professionale,
  • rafforzare interventi già efficaci,
  • prevenire burnout, cinismo e iper-identificazione.

La valutazione finale non si baserà sulla fedeltà dottrinale, ma su:

  • chiarezza concettuale,
  • qualità dell’integrazione,
  • responsabilità clinica e riflessività professionale.